Per PMI si intendono tutte le piccole e medie imprese, anche neo costituite, che secondo la direttiva Europa sono: imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR e/o il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.

Per raccogliere capitali su Two Hundred queste aziende non devono essere quotate su un mercato regolamentato.


L'abbreviazione PMI (o SME in inglese) è diffusa soprattutto nell'Unione europea e nelle organizzazioni internazionali, quali la Banca Mondiale, le Nazioni Unite ed il WTO. In altri paesi è usata l'abbreviazione SMB, "Small or Medium sized Business".

Ciascuno stato membro dell'UE ha tradizionalmente utilizzato una propria definizione di PMI. Per esempio, in Italia, il limite è appunto 250 impiegati che salivano a 500 in Germania e scendevano a 100 in Belgio. Con la nuova regolamentazione, in tutta Europa le dimensioni delle PMI sono le seguenti riportate in tabella:

La nuova definizione introduce quindi tre diverse categorie di imprese, ciascuna delle quali corrisponde a un tipo di rapporto che si può stabilire tra imprese. Questa distinzione è necessaria per elaborare un’immagine realistica della situazione economica di un’impresa ed escludere quelle che non sono vere e proprie PMI. In generale, la maggior parte delle PMI sono autonome poiché o sono completamente indipendenti o hanno una o più partecipazioni di minoranza (ciascuna inferiore al 25 %) con altre imprese. Se questa partecipazione non supera il 50 %, si considera che il rapporto è tra imprese associate. Al di sopra di questo tetto, le imprese sono collegate. A seconda della categoria nella quale rientra la vostra impresa, dovrete eventualmente inserire i dati di una o più altre imprese al momento di calcolare i vostri valori. Il risultato di questo calcolo vi consentirà di verificare se rientrate nelle soglie finanziarie stabilite dalla definizione.  Le imprese che superano queste soglie perdono la loro condizione di PMI. 

L'utilizzo della stessa definizione da parte della Commissione, degli Stati membri, della Banca europea degli investimenti (BEI) e dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI) ha reso possibile aumentare la coerenza e l'efficacia delle politiche indirizzate alle PMI e ha limitato il conseguente rischio di distorsione della concorrenza. Così la Commissione raccomandò l'adozione di quattro criteri per l'identificazione di questa categoria di imprese: numero dei dipendenti, fatturato, totale di bilancio e indipendenza, nonché le soglie di 50 e 250 dipendenti, rispettivamente per le piccole e medie imprese.

Il rapporto tra PMI e grandi aziende o multinazionali varia da paese a paese e caratterizza il sistema economico-produttivo di ciascun paese: l'Italia ad esempio è nota per essere un paese con una forte diffusione di PMI rispetto a grandi aziende con implicazioni sul suo assetto economico. Questo fattore spesso è considerato una debolezza intrinseca (minore stabilità economica) rispetto ad altri paesi con componente maggiore presenza di grandi imprese/industrie che regolano la competitività a livello internazionale.

Categoria a parte, introdotte nel panorama legislativo italiano nel gennaio 2015 con il Decreto “Investment Compact”, sono le PMI innovative:  le piccole, medie e microimprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica. Con la loro istituzione, il Governo vuole stimolare la diffusione di innovazioni di tipo tecnologico in tutti i settori produttivi, così da rilanciare la produttività e la competitività dell’industria manifatturiera del nostro Paese. Per questo motivo, gran parte delle agevolazioni previste per le startup innovative sono state estese alle oltre 300 mila PMI italiane, indipendentemente dalla data di costituzione. 

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